Motorbike Adventure Team

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Motorbike Adventure Team è formato da un gruppo di amici che hanno in comune una grandissima passione per i viaggi, la moto e per l'avventura. Assieme a voi, abbiamo realizzato qualcosa che va oltre l'esperienza personale, per quanto gratificante, di conoscere luoghi e popoli in regioni remote e spesso inaccessibili: far arrivare a quelle popolazioni un aiuto tangibile, non fatto solo di oggetti inutili.

domenica 11 novembre 2012

Africa africa africa: come una droga...

DIARIO DI VIAGGIO DAL 7 AL 10 NOVEMBRE 2012

7.11

Alle 6.30 parto, con la colazione già fatta, con direzione Nairobi, senza un'idea precisa di dove devo arrivare: l'unica certezza è che non voglio fermarmi a Nairobi. La strada è molto buona e panoramica e gira attorno al Monte Kenya, che con i suoi oltre 5000 mt, domina il paesaggio in ogni dove.

La sagoma del monte Kenya che domina la strada verso Nairobi

 I primi 350 km volano e alle 10.30 solco già le Street della capitale keniana. Devo dire che la mobilità è molto migliorata rispetto a 4 anni fa ma resta comunque una caotica capitale africana; con due sole richieste di informazioni e 3/4 d'ora di smog e incolonnamenti mi ritrovo sulla Mombasa Road; altri 20 km in direzione del mare e prendo la deviazione a Dx verso la frontiera: ho deciso, provo ad arrivare ad Arusha, in Tanzania.

Arrivo al border di Namanga verso le 14 e ne esco solo alle 16 con 110 € in meno (è il prezzo dell'Assicurazione Viaria Obbligatoria o COMISA per i paesi del centro Africa: per me vale solo in Tanzania e Zambia). Poco male (porca vacca!!!), devo arrivare ad Arusha con la luce del sole e quindi non ci penso più e parto con la sagoma inconfondibile del Kilimanjaro che si staglia all'orizzonte e si avvicina sempre più, kilometro dopo kilometro. Mi fermo a prendere acqua e una mirinda (l'aranciata) in un villaggio Masai: vestono tutti in maniera tradizionale, col lungo mantello rosso a quadri e la lancia ed il bastone, alcuni si tingono i capelli di rosso e quasi tutti, uomini e donne, hanno i lobi forati; ve ne sono alcuni che portano invece un mantello scuro ed hanno il volto dipinto di bianco con disegni geometrici. Bellissimi. Chiedo di poter scattare qualche foto ma tutti rifiutano con gentilezza ma fermezza: rispetto il loro riserbo (non so se avessi offerto dei soldi....) e questa sarà una costante di tutti gli incontri con i pastori nomadi degli altipiani.

Arrivo ad Arusha con l'ultima stilla di carburante nel serbatoio (tranquilli, ho sempre le due taniche di riserva anche se cerco sempre di non usarle....se posso); al terzo tentativo trovo il distributore col "petrol"ma....santo Iddio, non mi si apre più il portellino del serbatoio. Provo ad armeggiare col leatherman ma niente; intanto, come sempre attorno alla moto con le tre ruote, si è radunata la solita trentina di curiosi e mi pare di sentire i commenti.....l'occidentale con la moto superaccessoriata che non riesce a fare benzina!!!! In un ultimo tentativo (forse la disperazione..) riesco ad aprire: grazie Buon Dio.

Faccio il pieno e decido di rischiare: non mi fermo neanche ad Arusha e prendo deciso la strada verso Dodoma ed ormai al buio mi fermo per mangiare qualcosa in un chiosco lungo la strada (per inciso carne di vacca, patatine fritte e cavoli cotti, una coca per 2 € e mezzo): qui mi danno anche informazioni per dormire al Tembo (elefante) Club e per 20 € (colazione compresa) dormo in uno dei più bei lodge in cui sia mai stato in Africa. Non sono stato fortunato, sono stato …. fortunatissimo!!!!

L'interno del lodge di Arusha, il Tembo Club
 

8.11

Anche se mi alzo presto in realtà partirò solo alle 9.30 perchè decido, visto il problema con la benzina, di dare un'occhiata generale a Quadrotta. Controllo e rabbocco l'olio, pulisco il filtro dell'aria, sistemo l'apertura del portellino benzina (probabilmente con la polvere si è bloccato il cavo comandato dalla chiave di accensione; levo quindi il vano sottosella, un lavoraccio,foro la plastica, passo una fascetta fino al cavo e apro tirando la fascetta esterna: pura africa!!), rimonto il tutto e via sulla strada che porta al Ngorongoro e al Serengeti, due dei più famosi parchi africani ( e dove ero stato già nel precedente viaggio del 2008); alla deviazione io prendo a Sx per una bella e nuova strada asfaltata (ci sono ancora i cinesi che ne sistemano lunghi tratti...). A Babati ho però la sorpresa: la bella e nuova strada lascia il posto alla vecchia pista in terra rossa e sassi, tanti sassi: saranno 300 km di dura guida ma anche di gioia per gli occhi e per lo spirito. Vera Africa, per niente toccata dal turismo (che qui non arriva), con villaggi, persone, baobab,fiumi asciutti che raccontano di secoli sempre uguali. Ah, proprio in mezzo al percorso incontro Klaus, un giovane olandese in bicicletta, partito da capo Nord e deciso ad arrivare entro febbraio al Capo di Buona Speranza: auguri caro Klaus, te li meriti tutti...(il vederlo lì da solo a faticare mi ha ricordato il caro amico Obes: persone eccezionali, non c'è che dire).

In serata raggiungo Dodoma, la capitale amministrativa della Tanzania, piccola cittadina, molto vivibile, vorrei quasi dire sonnacchiosa, con bei viali alberati e case basse e curate. Ad un distinto signore chiedo informazioni sulla strada da fare domani: vengo a sapere che ci sono due strade, l'una più corta ma ancora completamente sterrata e l'altra asfaltata ma più lunga. Decido per questa seconda soluzione: pur se si è comportata bene Quadrotta è stata messa duramente alla prova oggi e l'obiettivo finale è comunque arrivare, magari limitando i rischi. Da ora in poi lo sterrato solo se sarà necessario e non differibile!!

9.11

907 kilometri. Tanti saranno alla fine quelli percorsi in giornata. La prima parte, da Dodoma a Morogoro, attraversa colline verdi sovrastate da basse nuvole cariche di pioggia; fa quasi freschetto ma a parte qualche goccia isolata passo indenne; non mi evito invece i soliti "lavori in corso" con tratti di 20-30 kilometri in fuoristrada a mangiare la polvere sollevata dai trucks e dalle veloci 4x4 Toyota onnipresenti. Dopo Morogoro (e intanto i primi 300 km se ne sono già andati) la strada diventa ancora più bella e gli unici problemi sono rappresentati dalle salitone dove centinaia di camion sbuffano e avanzano a rilento e dalla difficoltà nel reperimento della benzina (tanto che devo ricorrere alle taniche di riserva). Dopo un centinaio di km mi ritrovo al Gate d'ingresso del Mikumi National Park: avete capito bene, la strada attraversa un parco nazionale ed io con la mia moto, posso tranquillamente fermarmi a fotografare, da pochi metri di distanza, giraffe, elefanti, antilopi e gazzelle.INCREDIBILE.

Come detto la strada da fare è ancora tanta ed oltretutto devo anche fermarmi ad Iringa in banca per cambiare il denaro necessario per la benzina e per passare la notte. E' così che arrivo a Mbeya, la meta che mi ero prefissata, ben oltre le 21, viaggiando le ultime due ore immerso nel buio più assoluto (di illuminazione pubblica, nelle zone rurali, non se ne parla nemmeno; e d'altra parte posso anche capire che questo è proprio l'ultimo dei problemi dell'Africa), solcato a tratti dai fari dei veicoli che rapidamente incontro ( e anche qui ognuno mette quel che ha:chi un solo anabbagliante, chi due abbaglianti che uccidono, che le luci di posizione e la freccia esterna per far vedere quanto è largo e chi più ne ha più ne metta...). All'ingresso di Mbeya trovo un hotel dignitoso e mi ci butto a picco: sono molto stanco, molto sporco (accidenti se sono sporco: le deviazioni in sterrato hanno colpito duro, eh), molto affamato.

Ma, come sempre, domani è un altro giorno

10.11

Con gli scossoni del giorno prima uno dei contenitori dell'olio di riserva si è rotto ed ha "lordato" di liquido (impastato di polvere rossa degli sterrati)tutta la piastra posteriore ed i pneumatici che ho dietro. Aggiusto il contenitore (col nastro americano), pulisco copertoni e piastra e parto in direzione della frontiera con lo Zambia, distante appena un centinaio di kilometri. Ho già detto che la frontiera in Africa è il ricettacolo della peggior feccia e quella di Tunduma/Nakonde è sicuramente uno degli esempi più classici; oltre a ciò lo stato zambiano si è inventato il furto legalizzato di una serie di tasse da pagare per circolare sul suo suolo: dalla carbon tax alla libera circolazione a...la terza non me la ricordo più. Insomma altri 100 $ (che aggiunti ai 110 € della precedente frontiera non sono mica noccioline...). Aggiungiamoci la fila alla immigrazione ed alla dogana ed ecco che due ore e mezzo se ne vanno in una bolgia dantesca di urla,clacson di camion,polvere, sole a picco e sudore,imprecazioni, baruffe con botte...di tutto un po'.

Mettermi così in strada per percorrere i 380 km che mancano a Mpika è una liberazione anche perchè, seppur tra tante buche (che provocano non pochi danni ai mezzi dei locali), la strada attraversa un bel paesaggio, verde di foreste e boschi,punteggiato da villaggi dove la vita scorre lenta. L'impressione è quella di un' Africa più vera di quella vista finora, meno vicina ai modelli occidentali e più legata alle sue tradizioni: le donne con i bambini piccoli legati sulla schiena che svolgono normalmente le faccende domestiche, magari anche con un fagotto da trasportare sulla testa; la vecchietta seduta sul bordo della strada ad accudire una mucca più magra e forse ancor più vecchia di Lei; i carbonai che vendono il loro prodotto lungo la strada o lo trasportano in bicicletta al mercato in grandi sacchi; la famiglia al completo sulla motocicletta cinese di 80 cc (papà, mamma e due figli vestiti con gli abiti tradizionali). Bello, o....almeno per me bello.

Domani conto di fare i 620 km che mi separano da Lusaka, la capitale dello Zambia.

11.11

Parto senza colazione alle 6 (pensavo fossero le 7 ed invece in Zambia c'è il guadagno di un'ora) e compro lungo la strada un pò di biscotti e una confezione di latte (Parmalat, ovviamente...). Inizialmente la strada è in mezzo alla foresta e tutto diventa quasi monotono, anche se un suo fascino: lo Zambia nella zona centrale e nord orientale è ancora molto verde e questo mi conforta. Mano a mano che ci si avvicina alla capitale invece cominciano le farm: grandi coltivazioni irrigate artificialmente che occupano quasi tutto il paesaggio. Lusaka è una città di quasi un milione e mezzo di abitanti, con la solita periferia desolata ma con un centro molto verde, con case basse e ben tenute, con gente molto disponibile e che, almeno all'apparenza, dimostra un livello di vita dignitoso e decoroso se non di più. Una bella impressione!

Trovo alloggio in un backpachers hotel e, inutile dirlo, sono l'unico vecchietto presente (ma anche l'unico ad essere arrivato in moto...e divento il centro dell'attenzione delle decine di europei presenti.

Domani partenza verso le Victoria Falls, dove conto di restare un paio di giorni: penso ne valga la pena, no??!!

Ah, nel backpacker c'è wi fi free....che culo.

Ciao ciao a tutti.

2 commenti:

  1. Sabrina (Emergency Padova)11 novembre 2012 19:08

    Sempre più entusiasmante leggere i tuoi racconti! Mi sono resa conto che non sentivo altro, mia madre mi è arrivata alle spalle mi tocca la schiena.. (facendomi fare pure un salto) e mi dice.. "ma hai le cuffie che non senti? dieci minuti che ti chiamo!" e io "mamma! sto leggendo di Maurizio! poi leggo anche a te!" questa mi guarda.. vede il mio sguardo stralunato e mi dice.. "fra un po' trovo in Africa anche te!" Ma io ci sono già! sono li... e con tutti i particolari.. l'attraversamento dello sterrato con i milioni di sassi sparsi (a proposito il nastro americano tiene bene?) il parco, i pastori, le donne (mi pareva di vederle. Entusiasmante! come sempre! grazie! grazie! e grazie ancora! non vedo l'ora di gustarmi qualche foto, non importa se i pastori non si sono fatti fotografare (mi pare di vederli comunque) ma i paesaggi... E Quadrotta? ha un buchetto ed un nastrino in più allora? piccola lei.. il viaggio porta meraviglie e piccole cicatrici (vedi i tuoi occhiali)e anche lei sono convinta che li sopporta con tenacia ed orgoglio perchè è felice di poter avere l'occasione di affrontare un viaggio simile ed insieme a te! Grazie Maurizio! grazie ancora! un abbraccio immenso! P.S. la mia mamma ti saluta e ti ringrazia perchè mi hai fatto tornare il sorriso in queste giornate uggiose. Sabry

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  2. Massimo (Emergency Padova)12 novembre 2012 10:17

    Che bello leggere i tuoi racconti. Mi hai fatto tornare alla mente tutti i ricordi dell'Africa che ho visto io. Grazie. Ne avevo proprio bisogno. Buona continuazione e buona Vita!

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